MUSICA

Legge sulla musica: un positivo passo avanti
Artisti: imprenditori del nuovo millennio
Approvata legge sulla musica al Senato
La Musica non conosce la parola "nemico"
Lettera Aperta dei Verdi a Romano Prodi 
Lettera della SLC-CGIL a sostegno della Legge sulla Musica
Uno su mille
Rivoluzione di fondo per lo spettacolo
"Manca la musica":
lettera aperta dell’ex ministro Luigi Berlinguer a De Mauro
Non spegnete la musica a scuola
Scuole aperte il pomeriggio per musica, cinema e teatro
Musica in Piemonte 2001:
una guida per chi fa musica in città e in regione
Scheda tecnica sulla musica dal vivo

 

 Artisti: imprenditori del nuovo millennio
(intervento alla "Giornata della Musica")
Emanuela Giordano
Responsabile Comitato Promotore di Assoartisti - Confesercenti

Ringrazio gli organizzatori della "Giornata della Musica" per l’opportunità offertami di intervenire a nome di Assoartisti - Confesercenti e quindi esprimere alcuni concetti che mi stanno molto a cuore.

Sempre più velocemente questa nostra società, alle soglie del terzo millennio, vede emergere nuove professioni che prendono il posto di altre ormai obsolete.

Questa si sa è una storia vecchia come il mondo. Alcune professioni sopravvivono nel tempo perché soddisfano certi bisogni del genere umano: l’artista rientra tra queste.

In ogni epoca l’uomo ha sentito la necessità di "riprodurre" la vita quotidiana sotto forma pittorica, musicale, recitativa, eccetera ....Successivamente la semplice esigenza di "riprodurre" non è stata più sufficiente, laddove la fantasia si faceva largo per spingere la mente umana ben oltre: non più solo un bisogno di "tramandare" una storia, ma la necessità di creare qualcosa di nuovo ed unico.

Questo mi fa pensare a Leonardo, Sofocle, Goldoni, Rossini. Vi starete chiedendo: ma dove vuole arrivare con questo discorso? Domanda più che legittima se penso a questi grandi del passato e mi chiedo: come sarà stata la società, le leggi e la regolamentazione professionale ai loro tempi?

Avevano una pensione? Direi di no, i più fortunati, al più, avevano un mecenate.

Avevano voce in capitolo nella società? Sicuramente molti erano più ascoltati di altri ai giorni nostri.

Erano stimati, rispettati? Dipende dal periodo storico, certo, mi fa sorridere l’idea di immaginare Leonardo in fila all’Ufficio brevetti per registrare un’invenzione. Oppure Sofocle all’Ufficio SIAE di zona che deposita il testo di una sua tragedia inedita.

I musicisti, al contrario, sono stati una categoria con grande senso corporativo fin dal passato: l’idea, seppur non nei termini odierni, di tutelare i diritti degli autori (come oggi usa fare la SIAE) nacque all’editore milanese Ricordi che, nell’ottocento, acquistando dagli autori l’esclusiva di edizione sulle opere musicali, garantiva a questi una divulgazione di queste e guadagni continuativi sulle medesime.

Ad ogni modo col passare del tempo, fino ai giorni nostri, lo spirito di solidarietà, collaborazione ed unione tra artisti è andato perdendosi, riducendosi a voci isolate. Gli artisti si sono preoccupati sempre in misura minore della loro condizione di lavoratori/professionisti, delegando questo compito a figure come: il Capo Comico; il Capo Orchestra; l’Amministratore; l’Impresario; il Produttore. Ma questi "delegati" non sempre hanno saputo portare avanti le "battaglie" di questa categoria, né gli artisti dal canto loro, fino a qualche tempo fa, si sono dimostrati particolarmente interessati dell’effettivo operato di questi in campo politico - sindacale.

A tutt’oggi, agli occhi del mondo lavorativo, risultiamo una categoria poco solidale con i propri colleghi e poco motivata.

Fortunatamente, le voci cominciano a non essere più isolate. Ecco perché gli artisti del nuovo millennio hanno il dovere, in prima persona, di impegnarsi per contribuire alla modernizzazione del loro importante ruolo nel campo sempre più apprezzato della cultura.

E’ sempre più indispensabile creare un organismo sindacale forte e informato, che unisca la voce di tutti i professionisti, per dare concretezza alle nostre idee, che operi per il miglioramento ed alla risoluzione delle questioni legislative, che da molti, troppi anni, ristagnano e sono palleggiate tra anticamere e uffici di ministri e sottosegretari.

E ora di dire basta con uffici pubblici regolamentati da sistemi iperburocratici e sorpassati come L’ENPALS, un dinosauro traboccante di incongruenze e burocrazia che occorre rapidamente alleggerire e semplificare.

Dovremmo dormire sonni tranquilli, sapendo che "monoliti" di questo tipo devono garantire la nostra "serena anzianità"?

E’ necessario promuovere una effettiva riforma dell’attuale sistema previdenziale, attraverso l’introduzione di criteri che, tra l’altro, stabiliscano un limite minimo di contributi giornalieri, che tengano conto delle giornate di prova per le quali si dovranno versare soltanto i contributi sul minimale. Mentre mi vede perplessa e preoccupata l’ipotesi di creare una gestione speciale nell’ambito dell’INPS, vista la connotazione peculiare del settore spettacolo.

Su questo versante, una ipotesi su cui avviare una seria esplorazione, riguarda il possibile ruolo che potrebbe svolgere la SIAE, nel momento in cui vanno ridisegnandosi compiti e le funzioni future di questo ente.

Non è più il tempo, in cui il "talento artistico" poteva porre un artista in una nicchia elitaria, dove non era necessario occuparsi delle cose di tutti i giorni, quasi che occuparsi di ciò, per alcuni artisti significasse "sporcarsi le mani" con la burocrazia e la fiscalità. Oggi rimanere agganciati a questo carro, rifiutando il ruolo di "imprenditori di se stessi", significa restare tagliati fuori dal nuovo mercato del lavoro.

Alle soglie del duemila, ignorare cos’è un’agibilità Enpals o un permesso SIAE, è come per un attore non sapere chi è Goldoni: inaccettabile.

Sapere come porsi sul mercato, quali sono i nostri diritti, sapersi promuovere pubblicitariamente, quali sono le nuove opportunità professionali del momento, come avere un sito Internet , avere un fiscalista o un legale esperto del nostro settore (purtroppo rarissimi), eccetera.... significa avere le carte in regola per il terzo millennio.

Assoartisti - Confesercenti si propone di offrire, nel tempo, tutti questi strumenti, unendo esperti di tutti i settori in questo campo, fornendo agli operatori mezzi chiari ed utili per muoversi agevolmente tra le possibili problematiche del settore.

Leonardo Da Vinci ha detto: "studia l’arte ed impara la scienza nata da detta arte".

Così vi saluto, con l’immagine che la mia fantasia di artista genera pensando a questa frase: Leonardo, seduto nell’anticamera della SIAE di Firenze, mentre aspetta, diligentemente, di depositare il testo del codice atlantico.

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Professione Musicista: legge al via 

Il 27 marzo u.s., nell’ambito del SIB 2000, in programma a Rimini Fiere, si è svolto il Convegno "Il lavoro nelle attività di spettacolo", che ha visto la partecipazione di una buona presenza di pubblico che ha seguito con molta attenzione lo svolgimento del dibattito.

Nella discussione sono intervenuti i rappresentanti delle Associazioni organizzatrici dell’iniziativa (Urano Borelli per l’Unasp-Acli, Michele Maisano e Franco Pagnoni per il SOS, Michele Petralia per l’Aiat-Confcommercio e Roberto Pietrangeli di Assoartisti-Confesercenti), che hanno articolato i loro interventi verso due temi di grande attualità: il testo unificato della legge sullo "status" giuridico degli artisti e le novità ed i limiti espressi dalla nuova imposta sugli intrattenimenti. Come era logico attendersi, sono stati affrontati anche alcuni problemi di carattere organizzativo volti a rendere più efficace l’azione delle associazioni sindacali sulle diverse problematiche.

Nel convegno un intervento di rilievo è stato svolto dall’on. Pietro Gasperoni, componente della Commissione lavoro della Camera dei Deputati, il quale ha messo in evidenza la necessità di invertire lo schema in atto che vede penalizzata la musica popolare contemporanea rispetto alla musica cosiddetta "colta". A questo proposito ha insistito aggiungendo che occorre individuare strumenti innovativi, anche di tipo economico, che sviluppino la crescita di questo non trascurabile settore.

Ha espresso un giudizio positivo sulla recente costituzione del Forum dello Spettacolo, che può essere lo strumento in più per dare voce e visibilità a chi a sempre avuto una scarsa e sofferta rappresentanza verso le istituzioni pubbliche. L’on. Gasperoni ha poi ripercorso le tappe che hanno condotto all’unificazione delle tre proposte di legge, il cui valore positivo risiede nel fatto che in questa legislatura sono state presentate 15.000 proposte di legge, mentre soltanto cento sono state esaminate e tra queste c’è quella che interessa il nostro settore. Ha continuato aggiungendo che, con le attuali normative, vi sono concreti rischi che molti operatori dello spettacolo non riescano neanche ad andare in pensione. Non ha nascosto che nel corso dell’audizione vi sono stati molti consensi, ma anche delle critiche, che pongono la Commissione nella necessità di valutare l’apporto di alcuni emendamenti migliorativi. D’altra parte, anche il Forum nella sua audizione, ha posto l’esigenza di alcuni interventi volti ad attualizzare il provvedimento, introducendo, tra l’altro, alcuni correttivi che permettano una evoluzione più moderna ed europea dei rapporti contrattuali e previdenziali, senza per questo stravolgere alcuni capisaldi della attuale legislazione. Ha concluso, infine, che occorre un percorso privilegiato che, a meno di cataclismi politici, permetta di conquistare la legge entro questa legislatura. Questo risultato, ha aggiunto, potrebbe aprire nuove prospettive alla musica italiana, che potrebbe ricavare da ciò migliaia di posti di lavoro per molti giovani.

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Legge sulla musica: un positivo passo avanti

La legge sulla musica ha registrato un primo sostanziale passo in avanti. La senatrice Maria Rosaria Manieri ha illustrato ufficialmente, il 4 marzo scorso, la proposta sul tema della riforma delle attività musicali alla Commissione Cultura di Palazzo Madama. Se la proposta verrà ora approvata da tutte le forze politiche della Commissione in sede deliberante, esiste la concreta possibilità che si trasformi in legge entro breve tempo. Di una normativa sulla musica si parla da tempo immemorabile ed è questa la condizione base per poter rilanciare la musica popolare in Italia. In primo luogo occorre tutelare il lavoro del musicista, sia sul piano normativo sia sul piano occupazionale, sia sul piano della qualificazione professionale, un concetto che occorre estendere anche alle nuove figure professionali che l’industria culturale ha fatto emergere in questi ultimi anni.

Nel nostro Paese c’è l’abitudine a considerare le orchestre, i cantanti, i Disk Jockey, gli animatori, ecc... sulla base delle loro prestazioni, le quali, anche quando non sono un invito al divertimento, tendono pur sempre ad essere accattivanti comunque a raccogliere il nostro consenso.

Raramente ci si pone l’interrogativo se dietro quell’immagine di gioia che tendono a trasmetterci c’è ancora serenità o ci sono i problemi quotidiani che ogni lavoratore deve affrontare.

Questi sono alcuni degli elementi che hanno originato le numerose proposte di legge presentate alla Camera ed al Senato e che sino ad oggi non hanno trovato un approdo utile per la categoria dei musicisti, che si trova a vivere questo problema in modo passivo senza mettere in campo una iniziativa forte sul piano politico sindacale, in grado di far crescere sensibilità e attenzione su questi temi.

Il "risveglio" degli operatori musicali è indispensabile per far emergere dall’aula parlamentare il Disegno di Legge "Veltroni" sulla "Disciplina generale dell’attività musicale", ed attualmente fermo al Senato nonostante sia stato presentato il 4 luglio 1997.

In questo provvedimento sono contenute alcune risposte che il settore musicale attende invano da tempo relativamente alle esigenze di una nuova disciplina delle attività musicali, che si propone alcuni principi che credo sia utile richiamare:

  • la necessità non più rinviabile di offrire riconoscimento legislativo a tutto il mondo della espressione musicale, senza distinzione di generi e qualificazioni, nella consapevolezza della importanza culturale del fenomeno nella sua unitarietà;
  • la disciplina di una politica comune delle istituzioni pubbliche in favore delle attività musicali, che coinvolga, in una logica di aggregazione e di programmazione comune, lo Stato, le regioni e gli enti locali;
  • il completamento della riforma dei soggetti che svolgono attività musicali, già disciplinati dalla legge n. 800 del 1967, in tal modo concludendo il disegno di riforma avviato con il decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, relativo alla trasformazione in fondazioni degli enti lirici. Si tratta, in altre parole, di considerare, razionalizzare e potenziare l’azione dei soggetti di cui al titolo III della legge n. 800 del 1967 (teatri di tradizione, istituzioni concertistiche, eccetera);
  • la ricerca di nuove forme di costante diffusione delle esperienze musicali sul territorio, anche perseguendo un obiettivo di riequilibrio dell’offerta musicale;
  • la valorizzazione della formazione post-scolastica dei giovani musicisti e cantanti;
  • la incentivazione di una diffusione evoluta e culturalmente valida della musica popolare contemporanea, garantendo spazi di ascolto validi e socialmente significativi;
  • la ricerca di forme di promozione sia dell’attività musicale nel suo complesso, con particolare riguardo alla diffusione della sua conoscenza all’estero, sia del "fare musica" da parte dei giovani autori, compositori ed esecutori.

Questi sono alcuni obiettivi su cui gli operatori del settore possono senz’altro ritrovarsi e, quindi, promuovere una adeguata iniziativa sindacale che non può prescindere da una attenta azione di coordinamento fra le diverse e numerose Associazioni artistiche e musicali presenti nel nostro Paese, con lo scopo di verificare le condizioni politiche ed organizzative necessarie per imbastire una forte iniziativa a sostegno della urgente approvazione della legge.

Su questo obiettivo Assoartisti-Confesercenti è fin da ora schierata con il mondo dello spettacolo, poiché ritiene che la frammentarietà e limitatezza delle normative di settore impongono una accelerazione dell’iniziativa sindacale, da esercitare con il massimo impegno unitario.

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Approvata legge sulla musica al senato

Per dichiarazione di voto sul conferimento del mandato alla relatrice a riferire in Assemblea sul disegno di legge in titolo, interviene il senatore MARRI, il quale annuncia l'astensione del Gruppo Alleanza Nazionale. Nonostante l'intenso lavoro svolto dapprima in sede ristretta e poi in plenaria, il testo non appare infatti ancora soddisfacente sotto il profilo del decentramento delle competenze: al contrario, con la istituzione del Centro nazionale della musica, il Ministro pare accentrare tutti i poteri gestionali relativi alle attività musicali. Oltre alla contrarietà più volte manifestata sulla atipicità di tale società per azioni, il cui unico azionista sarebbe lo Stato, il Gruppo Alleanza Nazionale, prosegue il senatore Marri, nutre altresì numerose altre perplessità relative alla mancata rappresentanza dei musicisti nel consiglio di amministrazione del Centro, nonché all'assenza di incentivi per nuove orchestre, repertori di musica popolare e attività di ricerca che esulino dalle logiche di mercato. Si riserva pertanto di presentare emendamenti, in occasione dell'esame del provvedimento da parte dell'Assemblea.

Il senatore ASCIUTTI annuncia a sua volta l'astensione del Gruppo Forza Italia. Pur condividendo infatti la finalità del provvedimento di valorizzare la musica italiana, tanto in Italia quanto all'estero, nutre infatti forti perplessità sul metodo adottato. In particolare, esprime riserve sulla possibile interferenza della disciplina recata dal provvedimento con le attività formative già svolte dalle istituzioni scolastiche e dai Conservatori di musica ai sensi della legislazione vigente. Critica altresì la farraginosità del testo soprattutto per quanto riguarda la frammentazione dei centri di potere.

La senatrice PAGANO annuncia invece il convinto voto favorevole del Gruppo Democratici di Sinistra - L'Ulivo, ringraziando in particolare la relatrice per il paziente e sofferto lavoro svolto. A suo giudizio, il testo che la Commissione si accinge a licenziare risponde alle aspettative dei settori interessati, come la Commissione ha avuto modo di appurare nel corso delle numerose audizioni svolte in sede ristretta, e rappresenta un punto qualificante del programma di Governo.

Anche il senatore RESCAGLIO annuncia voto favorevole, a nome del Gruppo Partito Popolare Italiano, associandosi ai ringraziamenti nei confronti della relatrice e sottolineando in particolare l'importanza del provvedimento ai fini della tutela del patrimonio storico della musica e della promozione delle attività di sperimentazione e ricerca.

Prende conclusivamente la parola la relatrice MANIERI, la quale rivolge alla Commissione tutta un sincero ringraziamento per la proficua collaborazione registrata sul testo, che rappresenta una riforma di settore importante, parallela a quella sulla prosa licenziata proprio in questi giorno dall'altro ramo del Parlamento. Esprime pertanto l'auspicio che, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, siano superate le riserve attualmente manifestate da alcuni Gruppi di opposizione e il provvedimento possa essere sollecitamente approvato dall'Assemblea.

La Commissione conferisce infine mandato alla relatrice Manieri a riferire favorevolmente sul testo unificato predisposto per i disegni di legge in titolo, come emendato, nel quale sono da intendersi assorbite le petizioni nn. 313 e 388.

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La Musica non conosce la parola “nemico” 

Quante volte abbiamo cantato "C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones", quante volte abbiamo ascoltato "Imagine" e quanto lontana ci sembrava la possibilità che una simile storia si dovesse ripetere e che i sogni di Lennon si rivelassero vani.

Ed oggi invece per noi, che crediamo ancora che le canzoni possano servire a cambiare il mondo, sembra che l’orologio della storia possa tornare indietro, che il destino della vita di migliaia di ragazzi, di uomini, donne, bambini, possa essere appeso soltanto a un filo.

Non sono bastati mille concerti e centinaia di canzoni a far capire che questo non è più il mondo dove possono avere posto le dittature e i massacri. Non sono bastate le voci di chi ha cantato la pace e la comprensione, l’amore e l’unità ad impedire pulizia etnica, rastrellamenti e torture. Forse chi ha in mente e nel cuore la violenza, la repressione, non ascolta canzoni, non conosce la poesia, non ama la vita, non crede ai sentimenti e alle correnti del cuore.

Forse chi oggi imbraccia un fucile non ha orecchie per ascoltare non solo la musica ma, soprattutto, il pianto e il dolore di centinaia di migliaia di profughi. Eppure sappiamo che la musica, quella che noi amiamo, non ha mai conosciuto la parola "nemico".Ernesto Assante - dal settimanale "Musica"

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Lettera Aperta dei Verdi a Romano Prodi  
Presidente Commissione Europea

Assoartisti ritiene opportuno segnalare questa iniziativa poiché rappresenta una spinta ulteriore per la risoluzione dei problemi della categoria dei musicisti.

Caro Presidente Romano Prodi,
Nelle scorse settimane, quando la notizia della Sua designazione a Presidente della Commissione Europea si è concretizzata, a noi è tornato alla mente una parte importante del capitolo di quel programma elettorale che la portò tre anni fa a vincere le elezioni politiche in Italia, con la coalizione dell’Ulivo.

Ci riferiamo al programma per la musica raccolto, per l’occasione, nel volume "Progetto musica per l’Italia".

In quel programma c’erano molte delle cose che i Giovani Verdi chiedono con la campagna Cambia Musica! e che i Verdi propongono nell’azione parlamentare: la riduzione del prezzo dei compact disc, gli spazi per la musica, l’educazione musicale nelle scuole e il pluralismo nelle trasmissioni radio televisive.

Nell’introduzione che Lei scrisse possiamo leggere alcuni passi che noi stessi avremmo potuto scrivere: "Perché non prevedere, a fianco della scuola, una bottega musicale che faccia esprimere coralmente o individualmente i talenti dei giovani?" e ancora, "Perché non dare ai giovani, che adesso si riuniscono in gruppi a suonare nei sottoscala, degli spazi adeguati dove possano esprimersi liberamente, confrontare le proprie esperienze di vita e di musica, entrare in contatto con i generi musicali più diversi, dal rock alla musica classica, dal jazz al rap?". Non avremmo potuto dirlo meglio e lo affermiamo senza ironia. Con la nostra campagna sosteniamo esattamente lo stesso concetto: la musica è cultura e come tale deve essere vissuta anche dalle istituzioni statali ed europee. Come Ella sa, è in fase avanzata in Parlamento la discussione del DDL sulla musica, voluto dall’allora Ministro Veltroni e ora sostenuto anche dal Ministro Melandri. In questo Disegno di Legge, all’art. 1, si dice, appunto, che la musica, tutta la musica, senza distinzioni, è cultura. Esattamente come lei scrisse, "deve essere data grande rilevanza al linguaggio musicale che deve avere fin dall’infanzia lo stesso valore che si dà alla lingua italiana e alla matematica".

Eppure la musica non è considerata tale, sempre e ovunque.

Per esempio la Comunità Europea non la considera Cultura e per questo motivo siamo costretti a pagare il 20% di IVA sui CD e sugli altri supporti musicali. E’ esattamente l’opposto di quanto Ella e noi volevamo e vogliamo.

Siamo a chiederLe pertanto un suo impegno, personale e particolare, a favore della musica in Italia e in Europa. Vorremmo che Ella nei primi 100 giorni di Presidenza della Commissione UE, si impegnasse, insieme a noi, a sancire che la musica, tutta la musica, è cultura, soprattutto in Italia, terra natale del pentagramma, e in Europa. Vorremmo che entro il 2000 l’IVA applicata sui CD potesse essere la stessa di quella applicata ai libri, vorremmo che al mercato musicale fossero offerte nuove e maggiori possibilità di ampliamento e di diffusione.

Certi di una sua risposta, positiva e in coerenza con quanto la sua sensibilità le fece scrivere, Le porgiamo i nostri migliori saluti e auguri di buon lavoro. 20 maggio 1999

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Lettera della SLC - CGIL a sostegno della Legge sulla Musica  

In relazione alla iniziativa promossa dall'ARCI per il giorno 16 Giugno 1999 a sostegno della Legge sulla Musica, la Segreteria Nazionale del Sindacato Lavoratori della Comunicazione - S.L.C.-C.G.I.L. - esprime la propria valutazione positiva sui temi che caratterizzeranno quella giornata che, oltre a sottolineare concretamente la necessità di accelerare l'iter legislativo, porranno al centro dell'attenzione le difficoltà che incontrano coloro i quali dell'attività musicale fanno una ragione di vita.

Dal punto di vista del sindacato, infatti, appare necessario riattivare una iniziativa che rimetta il lavoro al centro della discussione sui temi della produzione culturale.

Se è vero ciò che si dice da più parti e cioè che l'ambito della "produzione immateriale" potrebbe divenire - e in parte già lo è - uno spazio nel quale possono determinarsi nuove opportunità di lavoro, è necessario che le regole fiscali, contributive e contrattuali siano mirate al sostegno di queste attività che, altrimenti sono destinate a confluire nel sommerso, nel lavoro nero, nella evasione fiscale e contributiva. Importanti occasioni di impegno culturale e professionale spesso si traducono in frustrazione per la condizione di difficoltà nella quale vivono gli artisti che in molti casi si manifesta con l'abbandono di una strada che appare - ai più - senza prospettive.

Rimuovere i "costi burocratici", regolamentare il mercato in tutti i suoi aspetti, incentivare lo spettacolo dal vivo, contrattualizzare i rapporti di lavoro, favorire lo sviluppo delle professioni artistiche, sono per il sindacato i punti qualificanti di un impegno che ha radici profonde. In questo senso il nostro sostegno alla giornata del 16 rappresenta per noi una occasione per riaffermare l'esigenza di consegnare a questo settore il necessario quadro di certezze. Cordiali saluti. Roma, 14 giugno 1999 LA SEGRETERIA NAZIONALE

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Uno su mille  

Dove nasce e come si chiama non è poi così importante perché la sua storia è la storia di molti…

Cantautori nati con una chitarra in mano (o un pianoforte sulle spalle..) e avviati ad una vita di delusioni.

Uno su mille ce la fa, mille servono per tirarne fuori uno, la cosa brutta è che fino all’ultimo non saprà mai se sarà uno o tra i mille….

E allora giù a provare e a scrivere e a suonare e a leggere e a documentarsi, giù con notti insonni e rintronamenti e speranze e frustrazioni, giù con soldi che escono, soldi che non entrano, registrazioni, locandine, serate strappate a due lire, giù con finti concorsi e parole parole parole di discografici che amano parlarsi addosso, in una parola…. GIU’!!

Fa di tutto per essere se stesso e non snaturarsi, per non vendersi ad un mercato usa e getta, fa di tutto per creare compromessi con se stesso e darsi un’altra proroga, ancora un anno perché è quello giusto…

Ma ormai inizia a essere "grandicello", quando aveva iniziato era un ragazzetto inesperto, sognatore, pieno di miti… oggi, dopo quintali di fumo assorbito suonando nei locali, miliardi di corde per chitarra sostituite, fregature mascherate da promesse è più uomo, più stanco e più cinico, più abbrutito da un ambiente che lo logora e allora, perse tutte le speranze ridiventa se stesso, si riavvicina a un modo di pensare che aveva perduto e guardandosi indietro scopre che è maturato artisticamente, che è talmente provato ed esperto che ha superato la gavetta!!!!

Dopo un’alternarsi di emozioni e frustrazioni, di gioie e dolori, si ritrova con un buon bagaglio artistico, svezzato in un ambiente che ormai è il suo, scopre che era partito insieme ad altri mille poi si volta e ne vede solo cinque o sei…

E allora sente vicino il suo momento, forse ora è pronto, e si mette a ripensare a quante ne ha passate:

I CONCORSI : Il modo più meschino degli organizzatori di fare soldi sulle speranze dei giovani musicisti è quello delle iscrizioni. Coprendosi dietro il miraggio delle loro promesse montate ad arte si fanno pagare quote stratosferiche, ottengono sovvenzioni e percentuali dai comuni coinvolti nelle manifestazioni ed elargiscono solo sonori calci nel sedere.

LA SIAE: Si deve pagare per diventare autori dei propri testi e delle proprie musiche legalmente (?) riconosciuti, per poi sapere che forse alla SIAE ti bocciano (in base a quali criteri?) solo per farti pagare una nuova tassa di iscrizione raddoppiata!!! E come se non bastasse paghi anche una quota annuale fissa per proteggere i tuoi pezzi… ma chi ti protegge dalla SIAE?

I LOCALI: Tasto davvero dolente… e’ l’unica vera fonte di "guadagno "per un artista, fare le serate è la cosa che alla fine ti spinge ad andare avanti, perché sono le uniche soddisfazioni che si possono avere in questo ambiente… L’inizio è sempre duro perché gli squali li trovi soprattutto in profondità, nelle grotte, nascosti… pronti a darti la tua occasione in cambio di pubblico salvo ottenere quel sonoro calcio che è già arrivato da altre direzioni se le aspettative di pubblico non si rivelano adeguate.

Ma non è sempre così, poi si cresce, si diventa imprenditori e grafici e P.R. e i rapporti cambiano, l’esperienza cresce di pari passo con la voglia di mollare, perché la vita notturna ti spezza…

Insomma un bel panorama limpido e definito che facilmente ti può far diventare "uno su mille" perché ormai sono milioni quelli che ci provano.

Un ambiente che ti può far uscire pazzo, che ti strega e ti incatena e ti affascina e ti bastona e forse, alla fine, ti regala quell’occasione, quel colpo di fortuna vero, o forse te lo mostrerà sempre come un miraggio… e tutt’intorno squali e prede sempre in movimento…
E allora?
Occorre darci una "svegliata", se non vogliamo essere triturati nel grande macinatore dello spettacolo. Assoartisti-Confesercenti mi sembra che accenda alcune speranze nella nostra testa.

Offre al mondo della musica la possibilità di conquistare delle nuove regole, che ci permettano di svolgere il nostro lavoro con maggiore serenità e, quindi, dedicarci con maggiore tempo e impegno al lavoro creativo.

E’ una buona occasione, non lasciamocela scappare!!! Meditate gente… meditate!! di Andrea Pietrangeli Musicista

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Rivoluzione di fondo per lo spettacolo 
Oberdan Forlenza, capo di Gabinetto del ministro dei Beni culturali
illustra il nuovo decreto per gli interventi statali di sostegno
di Antonio Audino

Una piccola ma profonda rivoluzione. Il nuovo decreto varato dal ministro per i Beni e le attività culturali, Giovanna Melandri, cambia radicalmente la filosofia dell’intervento statale a favore dello spettacolo. Molti i punti nuovi. Ne parliamo con Oberdan Forlenza, capo di Gabinetto del ministro, che ha seguito tutta la nascita e l’elaborazione delle nuove norme.

Qual’è l’idea di fondo che ha portato alla compilazione di questo nuovo decreto?

Si tratta di un ragionamento diverso sui rapporti fra sovvenzionamento pubblico e operatori dello spettacolo, si chiude l’epoca dei finanziamenti a pioggia, si razionalizzano le risorse, si tende attraverso vari strumenti a rafforzare gli operatori dei vari settori,

Per quello che riguarda il cinema, il sistema del credito viene liberalizzato, lo Stato non erogherà più finanziamenti diretti, ma agirà sul meccanismo degli interessi bancari. In che modo?

Non verranno più impegnati fondi dello Stato per finanziare i film di cosiddetta "produzione nazionale", cioè i film di produttori italiani. Lo Stato interviene abbattendo il tasso di interesse sui mutui contratti con un qualsiasi istituto bancario. In sostanza avviene questo: oggi un film può ricevere 8 miliardi con un mutuo, questa cifra viene concessa dallo Stato tramite la Banca nazionale del lavoro e alla fine di un certo periodo questi soldi devono essere restituiti con un tasso di interesse chiesto dalla stessa amministrazione statale.

Invece oggi gli 8 miliardi non verranno più prestati dallo Stato, ma potrà fornirli un qualsiasi istituto bancario. La banca chiederà un tasso di interesse, la differenza fra il tasso di interesse della banca e il tasso attuale con il quale si rimborsa il finanziamento statale sarà coperta dallo Stato. Ovvero le casse pubbliche copriranno soltanto il tasso differenziale, tra quello che viene applicato dalla banca e quello che era applicato dallo Stato. Facciamo un esempio: noi concedevamo il prestito di 8 miliardi a un tasso fisso attraverso il nostro cassiere, la Bnl. Ora i soldi li mette a disposizione una banca che chiederà un tasso più alto, la differenza fra questo tasso e quello che sarebbe stato applicato dallo Stato viene coperta dal fondo pubblico. Questo consente di moltiplicare notevolmente le risorse, perché lo Stato non mette più il capitale, e così, agendo soltanto sulla misura dell’interesse, ha molte più somme disponibili. 

Quali sono i vantaggi per gli operatori del settore cinematografico?

Innanzitutto il contributo sugli interessi passerà così dal 70% al 100% e il massimale passerà dagli 8 ai 12 miliardi, perché avendo più risorse possiamo agire diversamente.

Noi oggi impegniamo circa 50 miliardi per la produzione nazionale. Per far sì che arrivino ugualmente 50 miliardi alle imprese con il nuovo meccanismo noi abbiamo bisogno soltanto di circa 4 miliardi .

Questo consentirà anche di investire in altri settori, aumentando il fondo di sostegno alle sale cinematografiche d’essai che passa da 3 a 6 miliardi, cercando di incrementare la proiezione di film di qualità.

Qualcosa di analogo avverrà anche per i settori del teatro, della danza e della musica?

Per questi altri settori noi creiamo una voce di bilancio per cui mettiamo a disposizione un certo numero di miliardi, i soggetti interessati potranno rivolgersi agli istituti bancari per contrarre dei mutui, e poi avviene come per il cinema. Nella prosa, nella danza e nella musica prosegue però l’attuale meccanismo di sovvenzionamento. Oggi questi soggetti, per ricevere in anticipo le somme destinate dalle Commissioni si rivolgono alle banche che chiedono tassi molto alti, indebitandosi paurosamente. Ora potranno contare su un fondo di sostegno per gli interessi, rivolgersi a banche che applicano certi tassi, sapendo che la differenza fra il tasso della banca e il tasso statale lo copre l’amministrazione pubblica, aggiungendo questa somma alla cifra della sovvenzione.

I contributi erogati dallo Stato verranno però concessi su un periodo di tre anni e non più per ogni stagione di programmazione.

Questo significa che, innanzitutto, non si farà una domanda annuale, e dal punto di vista dell’Amministrazione ciò consente una razionalizzazione notevole, così non ci saranno commissioni tutti gli anni ma solo all’inizio del triennio. Poi c’è la possibilità di valutare un progetto più esteso e non singoli episodi annuali, e un ulteriore vantaggio è costituito dal fatto che le commissioni non saranno sempre impegnate nell’assegnazione dei contributi (oggi non si finisce di fare le assegnazioni per un anno che inizia l’altro), ma negli altri due anni potranno verificare la bontà del giudizio e la validità dei progetti. Così si pone fine alla logica del finanziamento a pioggia, la triennalità si lega a un discorso di progettualità e rende possibile la verifica dei risultati.

Sarà poi possibile che alcune istituzioni teatrali, musicali o di danza si trasformino in fondazioni, come è già avvenuto per gli Enti lirici.

I settori della musica (al di fuori degli Enti lirici), del teatro e della danza, una volta identificati con certe caratteristiche che si dovranno andare a definire in un regolamento da emanare, potranno essere trasformati in fondazioni. Questo comporta una serie di benefici e fra gli altri quello di poter destinare il 4% del contributo dello Stato per sei anni all’aumento della consistenza patrimoniale. Questo significa che una compagnia teatrale che riceve 100 milioni di contributo l’anno ed è riconosciuta come soggetto trasformabile in fondazione, può utilizzare 4 milioni per ciascun anno nell’arco di sei anni, per un totale di 24 milioni, destinandoli non all’attività ma al patrimonio. Questo rafforza la consistenza patrimoniale degli operatori. E’ un provvedimento che tende a rendere un po’ più forte il settore.

Alcune istituzioni di particolare rilevanza vengono finanziate con maggiore impegno. L’Istituto nazionale del dramma antico, che gestisce la stagione estiva al Teatro Greco di Siracusa, avrà un finanziamento triennale, mentre La Biennale di Venezia potrà disporre di somme più consistenti e stabili.

Certo La Biennale, oltre che dedicata al cinema, dovrebbe essere anche di danza di musica e di teatro. Il decreto cerca di fare in modo che sia così.

Alcuni punti del decreto sono a favore di un sostegno economico agli autori teatrali e a giovani musicisti e compositori o alle orchestre giovanili.

Sì, si è pensato di dare maggior respiro ai nuovi nomi della produzione artistica. Il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) per il 1999 è di 960 miliardi con un aumento di 30 miliardi rispetto allo scorso anno. Ma non è tanto l’aumento del Fus a consentire margini più ampi di investimento, quanto proprio questa razionalizzazione delle voci al suo interno e i nuovi meccanismi introdotti.  

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LA RIFORMA DEI MINISTERI ED I COMPITI 
FUTURI DEI BENI CULTURALI

 Il progetto di legge “Bassanini” che riforma l’organizzazione del governo con l’accorpamento di alcuni ministeri, ha iniziato il percorso parlamentare alla “Commissione consultiva in ordine all’attuazione della riforma amministrativa come stabilito dalla legge 15 marzo 1997, n° 59”. Il provvedimento è stato illustrato dal relatore, on. Vincenzo Cirulli Irelli, che è anche presidente della medesima commissione. L’on. Cirulli Irelli ha richiamato la legge delega n° 59/97 che - ha detto - è “basata sulla convinzione che l’organizzazione fondamentale dello Stato, l’apparato di governo e gli enti pubblici, non rispondono più nell’assetto attuale ai principi di efficienza e di efficacia, nonché ai principi organizzativi che dovrebbero essere propri di un sistema statale decentrato”. In particolare, la legge delega intende “eliminare le duplicazioni organizzative e funzionali, nonché le sovrapposizioni di funzioni”, riducendo il numero dei ministeri e accorpando strutture ministeriali che svolgono funzioni omogenee.

Lo schema del decreto legislativo, approvato preliminarmente dal Consiglio dei Ministri prima di essere trasmesso alle Camere, elenca così 11 ministeri: Esteri, Interni, Giustizia, Difesa, Economia e Finanze, Attività Produttive, Ambiente e tutela del Territorio, Infrastrutture e Trasporti, Lavoro, Salute e Politiche Sociali, Istruzione, Università e Ricerca, Beni e Attività Culturali.

Quest’ultimo ministero, che in un primo progetto era accorpato con L’Istruzione, l’Università e la Ricerca, è stato successivamente confermato come ministero a sé con le “attribuzioni spettanti allo Stato in materia di beni culturali e ambientali, spettacolo e sport”.

I compiti del ministero per i Beni e le Attività Culturali, nel decreto legislativo sono quelli di “spettanza statale in materia di tutela, gestione e valorizzazione dei beni culturali e dei beni ambientali; promozione delle attività culturali; promozione dello spettacolo (attività teatrali, musicali, commediografiche, di danze, circensi), anche tramite la promozione delle produzioni cinematografiche, radiotelevisive e multimediali; promozione del libro e sviluppo dei servizi bibliografiche bibliotecari nazionali; promozione della cultura urbanistica e architettonica e partecipazione alla progettazione di opere destinate ad attività culturali; studio, ricerca, innovazione ed alta formazione nelle materie di competenza, anche mediante sostegno all’attività degli istituti culturali; vigilanza sul Coni e sull’Istituto del credito sportivo”.

In merito all’ordinamento, il ministero “si articola in non più di dieci direzioni generali, coordinate da un segretario generale”, mentre l’organizzazione periferica “si articola nelle soprintendenze regionali, nelle soprintendenze archeologiche e in quelle per i beni artistici e storici, per i beni ambientali e architettonici, nelle soprintendenze archivistiche e negli archivi di Stato”.

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“Manca la musica”: 
lettera aperta dell’ex ministro Luigi Berlinguer a De Mauro

Caro Tullio, desidero parlarti musica. Ti so seriamente impegnato in un’opera difficile e importante come quella di varare i curricoli per la scuola nuova, che il Paese attende e rapidamente. Sono certo, però che non considererai queste note come cosa trascurabile.

Purtroppo la musica non ha in Italia dignità di materia scolastica, non è dalla scuola considerata cultura. È proprio per questo motivo che nel Paese del bel canto esiste un drammatico analfabetismo musicale di massa. Non mancano certo nella nostra scuola lacune gravi come la preparazione scientifica o le lingue straniere (lacune che già abbiamo già iniziato ad affrontare), ma io considero ora l’assenza totale della musica la più grave.

La musica è la forma più naturale di espressione umana. Si può dissentire da chi, come me, la considera fra le più alte, ma non se ne può negare il grande e necessario valore formativo: in campo estetico-culturale, per il suo rigore filologico, per la sua forza corale, per la sensibilità storica, tutte potenzialità indubbiamente formative.

Non voglio con questo negare centralità alla scrittura, al possesso della propria lingua come necessario strumento espressivo. Dico però che aver imposto alla nostra scuola tanti decenni fa il monopolio assoluto della scrittura, si presenta oggi come una manchevolezza grave. L’assenza dello studio di altri linguaggi (arti figurative, audiovisivi, musica in particolare) ne impoverisce la base culturale e formativa. Bisogna conoscere criticamente più linguaggi, non solo quello verbale. E bisogna quindi azzerare quella brutta pagina della nostra storia scolastica che ha progressivamente cancellato anche quel po’ che c’era di educazione musicale.

Guardiamoci intorno: in Gran Bretagna, Danimarca, Norvegia e Finlandia la musica è obbligatoria nella scuola di base ed in parte nella superiore. In Francia, Spagna, Portogallo è obbligatoria nella scuola di base. In Francia il ministro Lang ha rilanciato il tema prevedendone un’estensione. Analogamente in Giappone, ove sperimentano tra l’altro (come del resto in Ungheria) nuovi metodi di apprendimento. Possiamo ancora restar fuori da questo contesto? Come ben sai noi abbiamo lavorato alacremente al Ministero, in questi anni, per preparare la scuola all’introduzione della musica. Abbiamo varato il "Progetto speciale musica" (distinto dall’attività dei Conservatori), rivolto alla generalità degli alunni, per la costituzione di "laboratori musicali" in talune scuole. Essi saranno presto circa 400. Lo scopo è di diffondere una cultura farmativa musicale e preparare docenti ad operare con strutture qualificate.

Abbiamo lanciato l’obbiettivo di "un coro in ogni scuola", celebrando ogni anno la giornata della musica a scuola, ed ormai centinaia di istituti suppliscono encomiabilmente alla carenza curricolare. E stata una battaglia difficile. Ricordo che venivo considerato un matto a volere tutto ciò, perché c’è sordità, c’è una resistenza culturale nella tradizione ministeriale e pedagogica italiana sulla musica come materia scolastica. Ora siamo al punto.

La musica deve entrare nel nuovo curricolo come materia obbligatoria, nel primo e in parte nel secondo ciclo, e si deve contemporaneamente preparare i formatori. Si tratta di cosa diversa dalla formazione specialistica-professionale dei Conservatori, che non affronto qui (sono molto critico sulla loro situazione), parlo della musica per tutti, e dell’apprendimento della musica vocale e strumentale in senso pieno. Altra cosa è l’educazione musicale, che è integrativa e non sostitutiva della prima. Non solo saper ascoltare, ma suonare.

So che di questa novità si è parlato nella recente fase istruttoria, ma so bene che si troveranno resistenze, le più strane e varie, a questa proposta che ritengo però irrinunciabile. C’è un gruppo di noi che considera questa una vera battaglia culturale imprescindibile, e che sarà con te anche per questo aspetto del rinnovamento della scuola. Tuo Luigi Berlinguer

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Non spegnete la musica a scuola  

Caro direttore, è un momento importante per la cultura italiana: nella scuola la musica può diventare materia obbligatoria per tutti gli alunni. L’occasione è il nuovo curriculum della formazione di base nei nuovi cicli scolastici. Il lavoro degli ultimi cinque anni potrebbe formalizzare orai suoi frutti.

La musica è diventata più di ieri una lingua cruciale della comunicazione, più immediata ed efficace di qualunque altra. Non parliamo del suo traguardo specialistico, per musicisti professionisti; parliamo della cultura per tutti. Così come non si impara a scrivere per diventare scrittori, né si disegna per diventare pittori, analogamente non si impara a fare musica per diventare musicisti.

Fra le urgenze improrogabili di questo paese c’è anche questa: riaprire la strada maestra - chiusa da generazioni - del fare musica fin dall’infanzia, che porta a comprendere i suoni, a coglierne la bellezza, il valore, il rigore logico che è un passaggio chiave per essere più ricchi come uomini. In tutta Italia il pubblico dei concerti è percentualmente metà o un terzo di altri paesi europei, così come il mercato discografico: per decine di milioni di italiani il grande patrimonio musicale di ieri oggi e domani è un mondo estraneo e incomprensibile.

E’ illusorio pensare che ci sia un rimedio immediato a questa situazione così poco lusinghiera, specie se si pensa alla illustre storia musicale del nostro paese. Tuttavia dare alla musica il posto che le compete nella scuola come insegnamento obbligatorio - così come accade in molti paesi d’Europa e del mondo - significa porre le fondamenta perché l’Italia di domani possa godere di una diversa, più ricca vita musicale.

Nel curriculum si deve parlare non più di educazione musicale, bensì di musica, ossia di pratica musicale, per imparare la musica, per saperla davvero comprendere, e per apprenderne la virtù comunicativa, padroneggiando la propria voce, i propri gesti, il proprio sé. Che significa non aggiungere nello zainetto un altro volume di storia della musica, e neanche solo solfeggiare, ma interagire consapevolmente con l’universo dei suoni, cantare, suonare, creare, ascoltare, analizzare: in altri termini capire di più.

Per questo occorre partire dalla musica che appartiene all’esperienza degli alunni, dalle loro curiosità e affettività, motivandole: l’ascolto e la pratica musicale allargheranno gli orizzonti alla grande letteratura del passato e ad un presente fatto di culture e generi spesso lontani e diversi. Tutto ciò va fatto per la cultura musicale del paese, ma soprattutto per cambiare ed arricchire la scuola tutta, che diverrà così più avvincente, capace di attirare, conquistare, motivare, aumentare insieme il suo "appeal" ed il suo rigore (suonare è più difficile che scrivere, ma è più bello); per valorizzare l’espressività e le inclinazioni, per educare civilmente.

Il salto consiste nell’introdurre il fare musica obbligatoria per tutti nel nuovo curriculum di base, e nell’assegnarne il compito alla collaborazione fra insegnanti della scuola. Perché ciò sia possibile occorrerà un piano pluriennale di formazione di tutti questi docenti. Senza i musicisti nel corpo docente le novità curriculari non avranno successo, perderanno il loro vero senso culturale profondo. E d’altronde sarà indispensabile far sì che i musicisti che lavoreranno nella scuola acquisiscano le necessarie competenze didattiche.

Ora siamo alla decisione finale, che è stata preparata negli ultimi cinque anni e deve essere formalizzata in questi giorni. Essa si preannuncia possibile. Ma occorre molta determinazione, perché le chiusure culturali e le incomprensioni reciproche fra mondo musicale e mondo degli educatori su questo tema sono state molto pesanti e non sono facilmente modificabili. Luciano Berio – compositore
Luigi Benlinguer - ex ministro della Pubblica Istruzione

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Scuole aperte il pomeriggio per musica, cinema e teatro  

La scuola si trasforma e diventa laboratorio d’arte, studio di registrazione musicale, palcoscenico per piéces teatrali, set televisivo. Tutti programmi liberi che si svolgeranno a scuola durante le ore pomeridiane. Pochi studenti delle superiori lo sanno, ma al loro rientro in aula, potranno finalmente scegliere, in piena libertà e in nome dell’autonomia, un batterista, un chitarrista o un gruppo musicale per una serie di jam session, un attore di teatro per affinare le proprie capacità di recitazione, un giallista per approfondire le tecniche della scrittura e della suspence.

Niente di stucchevole, noioso, imposto dall’alto. Niente lezioni codificate, interrogazioni, esamini finali, o finti attestati di merito. Tutto è affidato all’entusiasmo e alla voglia d’imparare. E ci sono anche i soldi: per quest’anno quaranta miliardi. Il progetto si chiama Scuola Mecenate. L’ideatore è Luigi Calcerano, giovane direttore dell‘Ispettorato per l’educazione Fisica e Sportiva del ministero, nonché giallista di successo.

"Vogliamo stabilire - spiega - un contatto diretto con i ragazzi attraverso le Consulte provinciali studentesche, tenere aperte le scuole anche il pomeriggio con attività libere che abbiano valenza educativa. Perché a scuola si deve valorizzare tutta la cultura, compresa quella giovanile, per sfruttare al massimo l’immenso patrimonio che abbiamo a disposizione, partendo dagli interessi dei giovani e sperando che cresca il buon gusto con l’approccio creativo e l’esercizio pratico".

I corsi sono stati tutti intitolati ad artisti: il pittore Andrea Verrocchio per le attività artistiche ed espressive, l’attore napoletano della commedia dell’arte Tiberio Fiorilli per gli scambi culturali tra le scuole, il pedagogo Pierre De Coubertin per la promozione della creatività. E poi, Isadora Duncan, Agatha Christie, Louis Armstrong. Roberto Rossellini, Lawrence Ferlinghetti e Brian Eno.

Prendiamo quest’ultimo. Un gruppo di studenti appassionati di musica elettronica, di cui Brian Eno è stato uno dei massimi ricercatori e produttori, decide di organizzare un programma di approfondimento. Lo sottopone alla Consulta provinciale. Il corso viene autorizzato e può partire. Nella scuola potrà così essere attrezzato uno studio tecnologico per la ricerca, la produzione e la diffusione della musica elettronica in rete telematica. Spesa massima: 150 milioni.

Il massimo sarebbe riuscire a catturare Brian Eno in persona. Ma l’impresa sembra impossibile. Gli studenti, in ogni caso, potranno invitare come consulente un musicologo nostrano e scoprire con lui i segreti della musica elettronica e ripercorrere le note e l’atmosfera magica di Music for Ambient e Music for Airport.

"I giovani devono avere a disposizione un ambiente protetto come la scuola per affinare le proprie conoscenze, imparare un lavoro che a loro piace, ma anche lavorare sodo. Così dalla scuola capiranno che per sapere occorre spendere energie, anche se nessuno pretende che diventino dei geni della musica, del teatro o della scrittura - conclude Luigi Calcerano - e per i più bravi potranno anche aprirsi le porte del festival di Spoleto o del festival del Cinema di Venezia. Stiamo lavorando in questa direzione, mentre abbiamo già fatto un contratto con una casa editrice per pubblicare le poesie migliori". Mario Reggio La Repubblica

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Musica in Piemonte 2001: 
una guida per chi fa musica in città e in regione

La Città di Torino e la Regione Piemonte hanno promosso la pubblicazione del volume Musica in Piemonte 2001, edito dalle Edizioni Sonda di Torino.

Un valido strumento di consultazione per esperti, operatori del settore e neofiti, che rimanda alla ricchezza e varietà del panorama musicale piemontese.

1800 voci, più di 400 pagine, informazioni e contatti su musicisti, gruppi, scuole, associazioni, enti, ditte, professionisti, spazi, locali, media, oltre a due nuovi capitoli: i siti internet specializzati e i dj. E inoltre, per ciascuna voce, indirizzi web e di posta elettronica.

La pubblicazione, realizzata dal Settore Gioventù del Comune di Torino in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, è l’ultimo volume di una collana di guide tematiche su tutti i settori artistici e dello spettacolo, la cui prima edizione fu realizzata nel 1985.

Musica in Piemonte 2001, verrà presentata mercoledì 6 dicembre, alle ore 21, all’Hiroshima Mon Amour, via Bossoli 83, Torino, nel corso di una serata musicale ad ingresso gratuito, cui parteciperanno tre gruppi musicali rappresentativi della scena piemontese: il Quartetto d’Archi della Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo, Giorgio Li Calzi e i Nobis. Il volume ha un costo di 20mila lire, ma chi lo acquisterà quella sera lo avrà al prezzo scontato di 15mila.

Il volume si potrà acquistare dal 6 dicembre via internet all’indirizzo www.sonda.it, e da gennaio nelle migliori librerie. Inoltre, da gennaio in poi sarà possibile consultare e scaricare dalla rete la versione digitale della guida, con periodici aggiornamenti.

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Scheda tecnica sulla musica dal vivo

Che cos’è? come si realizza? come si caratterizza? come realizzare una normativa che, attraverso incentivi di carattere fiscale, promuova autenticamente e nel rispetto della legge delega, la valorizzazione della musica dal vivo?

Innanzitutto la musica non è solo melodia, è anche e soprattutto armonia, ovvero, un effetto che si crea suonando contemporaneamente più suoni diversi (mediamente 4, minimo 3). Es.: quartetto d’archi, quartetto di strumenti a fiato.

In tal modo si formano gli ACCORDI, ovvero una combinazione di più suoni compatibili tra di loro, musicalmente, esteticamente e matematicamente.

Quasi tutti gli strumenti musicali sono in grado di emettere UN solo suono per volta.

Sono pochissimi gli strumenti musicali che riescono ed eseguire gli ACCORDI.

Es.: pianoforte, fisarmonica, organi, chitarra.

Questi strumenti possono quindi essere considerati, se ci si accontenta, abbastanza autosufficienti, anche se risulta evidente che, componendo gli accordi con un unico timbro sonoro, non potrebbero mai sostituire la miriade di suoni diversi di un’orchestra.

Normalmente quindi per eseguire gli accordi occorre mettere insieme più strumenti o più voci.

Quando poi si esegue musica da ballo diventa indispensabile tenere conto anche del RITMO, al fine di dare il TEMPO ai ballerini.

Il RITMO di una musica da ballo si ottiene combinando assieme tempi, ritmi, suoni e contrattempi diversi, attraverso la contestuale combinazione di strumenti ritmici o predisposti a costruire ritmica.

Es.: batteria, contrabbasso, chitarra e pianoforte.

Un’orchestra da ballo deve quindi avere come minimo :

  • una sezione ritmica (batteria, basso, chitarra e pianoforte).

  • Una sezione di archi o di fiati (minimo 3, preferibilmente sassofono, tromba e trombone).

  • Uno o più cantanti.

Di conseguenza una vera piccola orchestra da ballo dovrebbe essere composta, come minimo, da otto persone.

Soluzioni inferiori sono "rimedi", spesso carenti sul piano estetico-musicale.

Con la progettazione e la realizzazione di TASTIERE COMPUTERIZZATE, capaci di imitare anche una grande orchestra (nonché la miriade di strumenti diversi in essa presente) e capaci di imitare anche i suoni base delle sezioni ritmiche, si è tentato di risolvere il problema.

Il risultato è però una musica fredda e mistificante, spesso insensibile agli input emotivi e creativi dell’artista, una musica in parte già programmata dal computer, soprattutto nella sezione ritmica, assolutamente simile ai dischi o alle basi musicali pre-registrate. Anzi! gli ultimi modelli di tastiere in commercio sono dotate di ingresso per i vari floppy-disc che contengono, appunto, basi musicali pre-registrate. Realizzazioni cioè ottenute in sala d’incisione usando, quasi sempre ormai, (per ovvi motivi di risparmio) NON strumenti (e strumentisti) veri, ma viceversa, la loro semplice imitazione computerizzata.

Il prodotto così ottenuto NON è MAI MUSICA DAL VIVO, ma una sua scadente imitazione, e il tastierista (che spesso a questo punto fa finta di suonare) non è altro, concretamente, che un disc-jockey.

In questi casi quindi, consentire che certa musica venga gabellata per musica dal vivo legittima una vera e propria TRUFFA nei confronti dell’ascoltatore.

In un teatro talvolta è possibile che un grande artista, con l’ausilio del solo pianoforte, possa riuscire ad incantare gli spettatori.

Nella sala da ballo ciò non è mai possibile, perché, proprio come minimo, occorre avere almeno la sezione ritmica (4 musicisti più il cantante).

Il legislatore quindi, se non vuole legittimare una truffa, deve partire obbligatoriamente dai dati suesposti, prevedendo un’orchestrina di almeno 5 persone per i locali da ballo più grandi (oltre 1000 persone di capienza ufficiale).

Nei locali più piccoli, quindi con minori possibilità economiche, si dovrà ricorrere, obtorto collo, ad un compromesso, consentendo esecuzioni con strumenti dal vivo supportati in parte da tastiere computerizzate che li completino con l’effetto orchestra.

La progressione potrebbe prevedere la diminuzione di un musicista ogni 200 persone di capienza in meno.

In questi casi, affinché l’effetto "musica dal vivo" rimanga prevalente, sarà indispensabile che le tastiere computerizzate (e le relative basi pre registrate) siano usate in maniera complementare e NON sostitutiva e che ogni musicista suoni veramente il proprio strumento e, di conseguenza, non faccia finta di suonare.

Infine per garantire vera musica (e non un’accozzaglia di suoni stonati e mal combinati) occorre che essa sia eseguita da persone culturalmente preparate e, quindi, professionali.

Un risultato che si ottiene garantendo il musicista alla stregua di qualsiasi altro lavoratore, sia sul piano professionale (tutelando la professionalità) sia sul piano delle normative previdenziali e fiscali.

Tutto ciò quindi non soltanto per creare posti di lavoro! Non soltanto per valorizzare la vera musica dal vivo! Non soltanto per stimolare i musicisti italiani a ridiventare competitivi sul mercato musicale nazionale ed internazionale, ma anche e soprattutto per tutelare ogni ascoltatore nei confronti di una macroscopica e possibile truffa e per mantenere intatto il rispetto della Legge e del Diritto in quanto tale.