Sono 7.465 le imprese private attive nel settore cultura nel 2005 in Italia. E 391 i teatri e le sale da concerto, 842 tra musei, biblioteche o archivi, orti botanici, zoo e riserve naturali. 6.232 le imprese a vario titolo impegnate nel settore cinematografia e video. L’intero settore continua a crescere: tra il primo trimestre 2004 e il primo trimestre 2005 del 12,5%. Sopra le mille imprese Lombardia (1.441 imprese, il 19,3% del totale nazionale, +13,5% la crescita rispetto al 2004) e Lazio (1.082, 14,5% del totale Italia, crescita +7,7%). Seguono Campania (696 imprese), Emilia Romagna (592) e Toscana (527). Fra le province, le più attive dopo Milano (984 imprese) sono Roma (974 imprese), Napoli (453 imprese), Torino (303), Bologna (222) e Palermo (136). La specializzazione per provincia? Alla produzione cinematografica a Milano e a Roma si dedica il 75% delle imprese nei settori culturali, a Pordenone il 77,8%, contro il 58,2% nazionale. Nel teatro se a livello nazionale è il 5,2% delle imprese culturali, a Napoli si tocca il 18,8%, a Catania e Belluno il 13%, a Pisa e Rieti il 12%. Per le biblioteche si distinguono Vibo Valentia, Matera, Oristano (20%), Pavia e Enna (17%), contro il 3,5% nazionale. Musei, a Siena il 18% delle imprese del settore culturale e Sassari (15%), contro il 3,4% nazionale. Orti botanici a Como il 44,3% delle imprese del settore culturale. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese al primo trimestre 2005. “La cultura - ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano - rappresenta un elemento decisivo per la qualità della vita di una città e di un territorio, ma anche per l’immagine complessiva. Le attività culturali sono certo importanti come vera e propria “impresa” che contribuisce ad una occupazione di qualità e per l’indotto che produce. Ma ancor di più la cultura è oggi un fattore decisivo nella competitività. Contribuisce, cioè, a quel “made in Italy allargato” che mette insieme qualità del prodotto, cultura, storia ed ambiente. Ecco perché occorre puntare sul rafforzamento di questo settore in collaborazione con le istituzioni, il mondo associazionistico e culturale”. "I dati forniti dalla ricerca e le dichiarazioni del presidente della CCIA di Milano sono condivisibili e ci confortano, questa la prima dichiarazione "a caldo" del presidente di Assoartisti-Confesercenti, Mario Di Gioia, dopo la pubblicazione della ricerca, che ha aggiunto, "ciò conferma l'esigenza prioritaria di avere dei punti di riferimento teorici e pratici dal punto di vista imprenditoriale, per una più efficace espressione e una più accessibile fruizione dell'arte in generale per i cittadini. Dal canto loro gli artisti ravvisano l'urgenza di disporre di spazi adeguati che siano non solo luoghi di produzione culturale specificatamente riferiti alle arti visive e figurative, ma anche un punto di riferimento, di scambio di conoscenze e di esperienze tra artisti e appassionati d'arte, un luogo di promozione culturale e di divulgazione dell'arte. A questo scopo, uno dei punti qualificanti per cui si batte Assoartisti, è finalizzato a promuovere l'arte e la cultura non solo nei centri storici delle grandi città, ma di creare occasioni, organizzare mostre ed eventi che favoriscano la divulgazione dell'arte anche nelle grandi periferie urbane e nei piccoli centri di provincia". Mario Di Gioia ha continuato sottolineando, "che nelle grandi città, musei e gallerie sono situati nel centro urbano e nelle aree ad esso adiacenti. Molti cittadini per motivi vari, ad esempio legati all'età, agli orari di lavoro, ai trasporti, non sempre hanno la possibilità di spostarsi e accedere con facilità ai numerosi eventi culturali che queste ospitano. Striscioni, manifesti ed altro, che annunciano e promuovono eventi culturali, sono frequenti in centro, di rado vengono affissi nei quartieri periferici. E' questa un'altra delle cause che tagliano fuori dai circuiti culturali i cittadini meno informati. A questo limite si aggiungono le difficoltà lamentate dagli artisti, i quali faticano molto per reperire atelier per lavorare, la mancanza di spazi espositivi adeguati, i costi proibitivi che devono affrontare per promuovere la propria opera. Tali ostacoli scoraggiano e spesso allontanano i numerosi giovani che vogliono "fare arte" e anche i meno giovani, che, scoprendo nuovi interessi, volentieri dedicherebbero il tempo libero alle arti visive e figurative. Tuttavia, pur permanenendo un quadro di difficoltà, i dati forniti dalla CCIA di Milano, esprimono un segnale confortante per il settore e per il Paese".
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