|
La
cultura musicale italiana alla "Fabbrica del Programma" di Romano Prodi
|
Il
bilancio della due giorni (8 e 9 novembre), dove la musica, la cultura,
lo spettacolo e i suoi operatori: artisti, musicisti, attori, ballerini,
tecnici, organizzatori di manifestazioni, insomma tutto il mondo
dell’arte italiana ha avuto momenti di attenzione, prima nella sede
nazionale della Confesercenti, con la conferenza stampa di martedì 8 e
il giorno successivo, accogliendo l’invito del Prof. Romano PRODI a
Bologna, nella sede della “Fabbrica del Programma”.
In tutti gli interventi si è sentita fortissima la necessità di
stringere un rapporto di alleanza fra tutte le componenti che ambiscono
a essere parte del mondo dell’arte e della cultura musicale, partendo
dalla convinzione che la connotazione di uno Stato si giudica dagli
investimenti che vengono destinati ai settori della vita economica,
politica e culturale.
Tutti hanno giudicato molto delicato il momento economico del nostro
paese e, tuttavia, hanno concordato che i tagli al settore della
cultura, aggiunto a quelli degli enti locali, aggraverebbero
ulteriormente lo stato deficitario dell’economia del nostro Paese,
poiché fatalmente, si scaricherebbero sulle produzioni di eventi che,
come è noto, contribuiscono in modo rilevante ad alimentare il turismo e
la qualità della vita dei cittadini.
La presenza di AssoArtisti, Assomusica e AudioCoop, insieme alle altre
sigle presenti al tavolo della “Fabbrica del Programma” per un confronto
diretto con il Prof. ROMANO PRODI, è un fatto politico molto
significativo. Negli interventi sono state espresse le preoccupazioni
circa lo stato di effettiva difficoltà in cui opera il settore della
musica popolare italiana, priva di una disciplina legislativa che
riconosca la pari dignità culturale fra tutti i generi musicali;
accresca gli spazi multifunzionali; tuteli la produzione musicale
italiana; sviluppi la ricerca, la formazione e la sperimentazione;
affermi uno status giuridico per gli artisti, gli agenti di spettacolo e
gli operatori della sicurezza; sancisca un nuovo assetto contrattuale,
previdenziale e fiscale per il settore; riconosca il diritto di
interprete esecutore ai musicisti dal vivo; dia maggiore autonomia e
stabilità alla Siae; sostenga la produzione e la distribuzione
discografica. In buona sostanza si è chiesto che l’Italia si trasformi
da Paese della maleducazione musicale a Paese della musica e del
belcanto.
Tali sviluppi fanno emergere l’esigenza che tutti gli artisti e gli
operatori dello spettacolo, si impegnino sempre più e con continuità,
perché gli obiettivi che ci poniamo sono molto ambiziosi e qualificati
ma, per una loro positiva soluzione, richiedono di essere sostenuti con
forza e determinazione dai protagonisti del settore.
La battaglia e la mobilitazione creata nelle ultime settimane attorno al
taglio del Fus, alla quale abbiamo fornito anche il nostro contributo,
ha permesso per ora di contenere la riduzione degli stanziamenti (da
notizie di oggi sembra che si sia passati da 140 a 90 milioni di euro in
meno). Ciò conferma la necessità di non abbassare la guardia e di
partecipare a tutte le iniziative che riguardano il mondo dello
spettacolo popolare contemporaneo che, lo vogliamo ribadire, devono
vedere in prima fila gli artisti e gli imprenditori che, con capacità e
correttezza svolgono quotidianamente il proprio lavoro, a volte con
notevole sacrificio personale.
|