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Sindacati e le
principali associazioni del settore hanno indetto lo stop contro la
riduzione del 40% del Fus prevista dalla manovra
Finanziaria, lo spettacolo protesta contro i tagli: sciopero il 14
ottobre
Il sovrintendente
del Teatro Regio di Torino denuncia: "Non saremo in grado di garantire
neanche gli stipendi. Gli enti lirici spariranno"
di
Rosaria Amato (La Repubblica)
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"Chiudere un giorno per non chiudere sempre": è lo slogan della
manifestazione nazionale di sciopero indetta per il 14 ottobre dalle
associazioni e dai sindacati dello spettacolo, per protestare contro il
taglio del 40 per cento previsto dalla Finanziaria 2006. Venerdì 14
saranno chiuse le sale cinematografiche, da concerto e i teatri.
"Noi speriamo proprio di andare a fare un danno. Il 14 è anche il giorno
previsto per l'uscita del film La tigre e la neve di Roberto Benigni,
che sarà distribuito in oltre 800 sale - ricorda il presidente dell'Agis
(Associazione generale italiana dello spettacolo), Alberto Francesconi -
la risposta degli esercenti e dei lavoratori dello spettacolo deve
essere forte, perchè colpire la cultura come il governo sta facendo mi
sembra devastante. Siamo stati accoppiati alle auto blu e agli stipendi
dei parlamentari. E comunque non mi sembra che ci sia un settore che
subisca tagli pesanti come il nostro".
Nello stesso giorno, il 14, è stata convocata anche una manifestazione
nazionale a Roma, al Centro Congressi Capranica, in piazza Capranica,
alle 14.30.
"Noi ci
rendiamo conto che il Paese difficoltà, e non ci vogliamo tirare
indietro, vogliamo partecipare al risanamento economico - assicura
Francesconi - infatti è da anni che chiediamo una riforma organica del
Fus che ci permetta di attingere fondi altrove, attraverso i privati, le
fondazioni bancarie. Siamo sempre stati il Paese della cultura: se
adesso si vuole investire in ignoranza, vedremo".
Il taglio del Fus (Fondo unico per lo spettacolo) previsto dalla
Finanziaria 2006 prevede che i 464 milioni di euro stanziati lo scorso
anno si riducano a 300. E questo potrebbe essere solo il primo dei
tagli: il governo ha appena annunciato che farà decadere il decreto
legge che contiene provvidenze e contributi per il cinema italiano. La
data di decadenza è il 17 ottobre.
Ma la drastica riduzione del Fus colpisce in primo luogo le fondazioni
lirico-sinfoniche, che ne sono le maggiori beneficiarie con una quota
del 47,811 per cento. "Il resto viene da Comuni e Regioni, e quindi
anche in questa direzione ci sarà una forte riduzione, considerato che
questa Finanziaria è un maglio che cade sulle amministrazioni locali -
spiega il presidente dell'Anfols (Associazione Nazionale Fondazioni
Lirico Sinfoniche Walter Vergnano, sovrintendente del Teatro Regio di
Torino) - con le entrate che vengono dalla vendita dei biglietti si
copre circa il 20 per cento, fatta eccezione per l'Arena di Verona che
ha una quota superiore. Questo significa che non saremo più in grado di
garantire ai nostri dipendenti uno stipendio per 12 mesi l'anno: nel
2003 la nostra quota di Fus era di 247 milioni di euro, nel 2006
scenderà a 143 milioni. Di fatto gli enti lirici sparirebbero".
"Quest'anno inauguriamo la stagione con l'Aida - conclude Vergnano -
prima di cominciare, spiegheremo al pubblico che, se la Finanziaria
rimane così, questa sarà l'ultima inaugurazione di questo tipo. Io penso
che tenere i cinema, i musei e i teatri aperti sia un dovere dello Stato
verso i cittadini. L'Italia destina alla cultura in totale solo lo 0,2
per cento del Pil, e in questo siamo gli ultimi in Europa: il Portogallo
ha lo 0,9 per cento, la Francia l'1,3".
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