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E se
Sanremo si riprendesse Sanremo? |
Anzitutto permettetemi di confermare la solidarietà al Sindaco di
Sanremo per il trattamento ricevuto durante la premiazione dei
vincitori, non avendo neppure avuto la possibilità di consegnare il
premio simbolo della città. Nella sua modestia credo abbia fatto bene a
girare le spalle e abbandonare il palco che non lo merita e questo
atteggiamento di irriverenza verso la città dovrebbe essere il costo da
far pagare nella nuova convenzione per l’utilizzo del marchio Festival
di Sanremo a chi intenderà in futuro utilizzare il format.
Ritengo che il Direttore della rete 1 Rai, nel tentativo di giocare al
rialzo proprio sulla nuova convenzione che è in procinto di essere
sottoscritta, fa una analisi incoerente e non corrispondente alla realtà
sui livelli di ascolto e su cosa ne produce il sempre maggior calo.
Intendiamoci noi siamo per sostenere il servizio pubblico, senza
peraltro criminalizzare quello privato; pensiamo che ognuno abbia un
ruolo estremamente importante sull’informazione e l’intrattenimento;
tuttavia un funzionario coerente e responsabile proprio della corretta
informazione, ha il dovere di far rilevare nelle sue dichiarazioni che
l’offerta televisiva nel 2008 conta di circa 200 canali fra satellitari,
privati, pubblici e digitali terrestri, oltre all’offerta internet che è
sempre crescente nel nostro paese e che quindi il monopolio di cui
godeva la RAI fino a qualche anno fa, che obbligava il telespettatore a
seguire quasi per forza l’offerta che gli veniva somministrata, oggi è
cambiata totalmente e lo spettatore può decidere se seguire uno
spettacolo anziché un’altro, quale potrebbe essere un bel film su un
canale anche privato.
Quindi l’analisi del Direttore della Rai 1 è sbagliata e io aggiungo che
in qualsiasi altro contesto venisse portato il format del Festival di
Sanremo e chiunque fosse il nuovo conduttore non cambierebbero gli
ascolti se non di poco, salvo nella finale dove vi è la curiosità per i
vincitori.
Posso aggiungere anche che a mio parere, rispetto agli altri anni, il
Festival all’interno dell’Ariston è stato tutto sommato superiore alla
mediocrità con un accettabile voto di sufficienza, in particolare per le
scelte delle canzoni che inoltre, stanno vendendo. Infine che dovesse
vincere la Canzone Italiana era dato per scontato, anche se la novità
che avvicina lo spettatore al Musical deve essere tenuta in
considerazione positivamente, in quanto che vuol dire una crescita del
pubblico verso l’ascolto musicale.
Anche la conduzione stessa ha dimostrato la professionalità dei
presentatori, salvo le responsabilità prima richiamate sul disinteresse
alle Istituzioni sul palco. Tuttavia non va dimenticato che Sanremo non
è stato solo l’Ariston quest’anno e le responsabilità del disinteresse
della rete RAI a quanto succede fuori in P.zza Colombo, che ha ospitato
fior di artisti e un progetto che anno per anno procura nuovi talenti
alla musica e fa crescere la città: quel Sanremoff, che ha consentito
una giornata all’insegna della promozione di artisti emergenti che hanno
invaso la città e che sull’iniziativa dell’ Independent Music Day del 28
febbraio, promossa da Francesco Baccini e Giuseppe Povia, ha coinvolto
la maggior parte delle Organizzazioni e associazioni che stanno curando
il settore per dargli dignità e visibilità, proponendo fior di artisti
poco conosciuti ma che possono ambire a essere sicuramente protagonisti
della musica italiana nel prossimo futuro e quindi preparati e validi ad
affrontarlo.
AssoArtisti, Arci, Audiocoop, e tutti le componenti del “Forum dello
Spettacolo” che hanno aderito all’iniziativa hanno anche prodotto uno
sforzo significativo per la raccolta di firme a favorire l’approvazione
urgente della legge sulla musica in attesa da troppo tempo, ma hanno
anche contribuito a raccogliere consensi sui gruppi che si sono esibiti
a far onore alla manifestazione promossa dall’Assessorato diretto dall’Ing.
Varnero, con la direzione artistica di PepiMorgia, che abbiamo visto
distrutto dalla fatica, ma soddisfatto dal successo di Sanremoff che ha
ottenuto consensi anche dagli operatori economici, con l’apertura degli
stand all’interno del Palafiori e da tutti i cittadini di Sanremo e
dell’Intera Liguria, oltre che degli ospiti che si sono esibiti sul
megapalco di P.zza Colombo.
Il proibizionismo della Rai verso altre testate televisive per impedire
interviste agli artisti del Festival e di alcune fra le case
discografiche che rappresentano le Major sullo stessa lunghezza d’onda
sarà uno degli elementi che dovranno essere dibattuti nel contesto delle
cause del calo degli ascolti televisivi e delle proposte musicali del
festival.
Già perché volente o nolente, queste emittenti, molte delle quali
appartenenti a circuiti organizzati, come la REA o il “circuito delle
100 Radio più belle d’Italia” sono indiscutibilmente strumenti di
informazione che, se considerati come valore aggiunto possono garantire
maggiore popolarità agli artisti e alle loro canzoni e l’anacronismo di
pensare alle esclusive nel 2008 e un film comico che non dovrebbe più
essere presentato.
Pensare al coinvolgimento e a una maggiore diffusione attraverso i
canali privati locali, vuol dire certo cedere una parte del proprio
investimento, che però ritorna in modi diversi, anzitutto in popolarità
del servizio pubblico che sarebbe ringraziato dalle emittenti private, e
anche attraverso un riavvicinamento degli spettatori che nella scelta
del canale da seguire troverebbe l’interesse a vedere la propria città e
il proprio presentatore.
Pensare in grande vuol dire pensare ad allargare i consensi non a
stringersi in se stessi e pensare ai monopoli che oggi non hanno più
nessun senso, ormai anche i canali privati sfornano tutti i giorni
Festival locali che offrono a volte spettacoli e musiche altrettanto
interessanti quanto il Festival di Sanremo, che però, attenzione, resta
sempre una Istituzione Nazionale, e le dichiarazioni folli che da più
parti si sentono per trasportare questo evento in altra città, si
trasformerebbero in un fallimento totale, e a quel punto di chi sarebbe
la responsabilità?
Chi Pagherebbe per questa scelleratezza insensata?
Il Festival di Sanremo viene visto ancora in tutto il mondo e gli
Italiani all’estero si simboleggiano in questo evento, proprio perché
non possono seguire le vicende delle città di nascita attraverso i
canali privati, se non attraverso i satellitari, e quindi l’immagine
dell’Italia all’estero regge ancora, per fortuna anche attraverso un
evento come questo, tanto denigrato, tanto discusso, ma sempre
all’attenzione del paese per una intera settimana.
Bando poi alle dichiarazioni di dirigenti delle Major che in questi
giorni abbiamo sentito sputare nel piatto in cui hanno sempre mangiato e
continuano a mangiare, e che pronosticano la fine del festival. Troviamo
una certa simmetria con le dichiarazioni del Direttore RAI 1: non sarà
(pensando male) che si intende giocare al rialzo per ottenere ancor di
più dall’Amministrazione Comunale?
Noi nel nostro piccolo cercheremo di farci sentire, in quanto riteniamo
di avere il diritto di essere messi a conoscenza delle condizioni che
saranno contenute nella convenzione, per poter dare il nostro parere e
perché no, il nostro contributo di idee e di conoscenze. La
consapevolezza del nostro valore e dei nostri limiti esclude peraltro
comportamenti come quelli della Major che hanno abbandonato il Tavolo
della Musica a causa della perpetua volontà di prevaricazione. Pensiamo
comunque di essere titolati per partecipare a decisioni che riguardano
tutto il settore dell’arte, della cultura, dello spettacolo e della
Musica in Italia.
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