domenica , 27 Settembre 2020

JOE VESCOVI

Joe Vescovi,  Associato Onorario di Assoartisti dell’Adriatico, si può considerare in assoluto il leader e frontman del gruppo The Trip, tuttavia lui preferisce definirsi il “coordinatore”, tastierista apprezzatissimo, inizia come tanti a studiare musica da bambino, a diciassette anni è “a fare la gavetta” in Olanda e in Germania con un gruppo di Savona (sua città natale) da lui fondato e chiamato “The Lonely Boys”.
Qualche mese dopo il rientro in Italia, questa band si scioglie e Joe suona per un breve periodo con”Toto e i Tati” gruppo dell’allora sconosciuto Toto Cutugno.
E’ al termine di quest’esperienza che a Torino si unisce ai Trip e si consolidano le prime esperienze in questo senso. Inizialmente il repertorio del gruppo attinge molto al rhythm and blues e le cover del momento, ma pian piano il gruppo crea il proprio sound grazie all’affiatamento dei vari membri e la stile particolarissimo delle tastiere di Joe.
Quando, dopo alcuni anni, nel 1974 i Trip devono sospendere la loro attività, viene chiamato dagli Acqua Fragile, altra formazione di progressive il cui cantante è all’epoca Bernardo Lanzetti.
In quegli anni ha anche una breve esperienza a Los Angeles con i “Rainbow” di Ritchie Blackmore(già chitarrista dei “Deep Purple”). Tornato in Italia entra a far parte dei mitici Dik Dik coi quali rimane per quattro anni. Agli inizi degli “Ottanta” dà vita ad un nuovo gruppo di hard rock che chiama “Knife Edge” e che in seguito diventerà la band ufficiale di Umberto Tozzi per circa otto anni, nei quali oltre ai concerti in Italia e all’estero, registrerà per il cantante torinese due album:”Hurrà”e a Londra, il doppio “Live at the Royal Albert Hall”. Dopo questo periodo ritorna coi Dik Dik dove,oltre all’attività di tastierista,alterna anche quella di collaboratore artistico in studio di registrazione (esperienza questa già fatta anni prima con la produzione del primo album dei “Decibel” di Enrico Ruggeri).
Uscito definitivamente dal gruppo milanese e dopo varie pressioni da parte di fans vecchi e nuovi, si sta adoperando insieme ai The Trip, ripartendo da dove il gruppo si era interrotto e cioe’ con la formazione a tre con Wegg Andersen e Furio Chirico.

The Trip si formano a Londra nel 1967 e sono composti da Jan Broad (batteria), Arvid “Wegg” Andersen (basso) e da due chitarristi fra cui il mostro sacro Ritchie Blackmore e Billy Gray che proviene dall’entourage di Eric Clapton.
In quel periodo l’Italia era una meta ambita da molte band Inglesi che venivano attirate sia dal fascino dell’Italia stessa, ma forse di più dalle ragazze che facevano pazzie per loro.

Un classico esempio sono “The Primitives” (il cui cantante era il famoso Mal) e “The Sorrows” che salirono in cima ala head-parade con “Mi si spezza il cuore”. Personalmenet nel 1967 li ho ascoltati e conosciuti al “Piper” di Torino, mi ricordo che Roger dei “Sorrows” mi insegnò il ritmo dello shuffle tipico del blues.
Queste due band suonavano brani di Hendrix, Ten Years After, Johnn Mayall, cose allora (e purtroppo nuovamente oggi) erano per pochi intenditori …ma per campare erano costretti ad esegure anche pezzi italiani: e ne vediamo il risultato in Mal che, lasciati i favolosi “Primitives”, si butta in una carriera d’oro.
Nel 1967 Riki Maiocchi che, lasciati i Camaleonti, cercava una band per accompagnarlo nelle sue nuove performance musicali si reca a Londra e porta in Italia i Trip
Ben presto Blackmore torna in patria (dove fonderà i mitici “Deep Purple”) seguito dal batterista Jan, lasciando il posto a Pino Sinnone (batteria) e all’altro mostro sacro del pop italiano degli anni 70, il tastierista Joe Vescovi.
The Trip incidono un primo 45 giri (Bolero Rock) e nel 1970 il primo omonimo album, primo di un contratto di tre album garantito dalla RCA.
Forti di un buon riscontro di pubblico, nello stesso anno vengono invitati a partecipare al film TERZO CANALE – AVVENTURA A MONTECARLO come protagonisti. La trama li vede a dover racimolare in qualsiasi modo i soldi necessari all’acquisto di un camion per trasportare gli strumenti e recarsi ai concerti, ma non sarà facile. Il film è molto psichedelico, divertente e propone una carrellata di artisti che si cimentano in vari brani. Tra questi ricordo iNew Trolls, i Primitives e Sheila.
Il film nel finale, testimonia oltretutto il festival di Caracalla POP 70.
Nel 1971 esce il secondo album intitolato Caronte, valida prova dedicata alla Divina Commedia dove i pezzi più convincenti sono l’hard rock di Two Brothers e Caronte I e la struggente Ode a Jimi Hendrix.
Dopo avviene il cambio di formazione, Gray abbandona e farà un disco solista, Sinnoneabbandona la musica e verrà sostituito da Furio Chirico; con questa formazione a tre esce il terzo disco nel 1972, titolo: Atlantide.
…una recensione tratta da Internet

…The Trip hanno realizzato nel 1970 l’omonimo (e primo) lavoro: una delle prime testimonianze di progressive italiano. Il lavoro paga comunque un forte dazio alla musica inglese contemporanea, risentendo forse più di altre band italiane dell’influenza anglosassone.
Quello dei The Trip è infatti una stile essenziale dove blues, jazz e psichedelia vagano ancora in maniera indipendente fra le diverse tessiture melodiche, la cui presenza, semplice e rassicurante, non è stata ancora mediata dalla nuova cultura progressiva.
Più concreta e matura la seconda prova “Caronte”, concept sul famoso traghettatore che scioperi non fa. Un’opera quest’ultima realizzata con frequenti variazioni stilistiche che oscillano fra un rock di maniera e vocalizzi pop, con frequenti incursioni nell’acerbo background degli anni ’60.
Dopo alcune vicissitudini (Sinnone viene sostituito alla batteria da Furio Chirico e Billy Gray se ne va via senza essere rimpiazzato) la line-up viene ad assumere la caratteristica conformazione basso-batteria-tastiere, ed è così strutturato che il gruppo registra la terza opera: “Atlantide” altro concept, questa volta dedicato al continente scomparso.
E’ in questa terza opera che il genio di Joe Vescovi trova il suo massimo compimento data anche l’assoluta prevalenza del proprio strumento. E’ inutile dire che con il poco spazio a disposizione, è impossibile sintetizzare la vita e le caratteristiche di uno dei gruppi storici del pop italiano degli anni 70. Il solo modo per capirli ed apprezzarli è quello di… ascoltarli.

Quella dei Trip è una delle sfaccettature più intriganti del Pop progressivo italiano dei ’70, soprattutto per l’unicità del combo e dello stile proposto.
In realtà i The Trip nascono come gruppo inglese nella seconda metà dei ’60, e la formazione comprende Billy Gray alla chitarra, Arvid “Wegg” Andersen al basso, Ian Broad alla batteria e, udite udite un secondo chitarrista dal nome piuttosto famoso di lì a poco, nientemeno che Ritchie Blackmore, futuro Deep Purple. La band nacque come insieme di musicisti ingaggiati da Riki Maiocchi, e portati in Italia da Ian Broad poichè l’ex-Camaleonti cercava un gruppo spalla per le esibizioni dal vivo. In realtà, dopo varie vicissitudini e cambi di line-up si stabilisce l’effettiva prima formazione del gruppo, a se stante, senza più Maiocchi… Broad e Blackmore torneranno in Inghilterra, quest’ultimo chiamato da Jon Lord per un progetto chiamato Roundabout, poi diventato Deep Purple… subentreranno l’istrionico tastierista Joe Vescovi, che si imporrà con la sua bravura come leader del gruppo, e Pino Sinnone alla batteria, proveniente dai gruppi beat “Pirati” e “Teste Dure”.
Con questa line up mista si unirono le varie influenze per dare vita in ambito Piper Club, a qualcosa che non si era ancora sentito, un sound riconducibile a quegli influssi post psichedelici e pre-progressivi che determinarono una fase di passaggio molto delicata della musica rock in generale.
Il primo singolo del gruppo nasce proprio per una compilation del Piper, nel 1969, e si intitola “Bolero Blues”, un primo modo di tracciare delle coordinate che verrano poi sviluppate l’anno seguente nel primo album omonimo, su etichetta Rca, un disco che era talmente “avanti”, che conteneva addirittura la denominazione di “musica impressionistica” riportata sul retro, insieme all’avvertenza che i suoni che si odono sono prodotti da normali strumenti musicali quali chitarra, basso, batteria e organo… fa sorridere pensare a quanto il pubblico dell’epoca, per quanto riguarda il Bel Paese, fosse ancora impreparato e nel contempo curioso.
La musica proposta e il citato mix di influenze che vanno da echi beat a progressioni strumentali più intense, testi in inglese tranne il brano “una pietra colorata”, originariamente intitolata “Take me” e tradotta in italiano da Pino Sinnone, ma brani comunque tutti con titolo in italiano. Il successo non tarda ad arrivare, e così si rompe un’altra barriera rispetto ai ’60 con un’iniziativa davvero singolare, ovvero la scelta di ingaggiare il gruppo per il film “Terzo Canale – Avventura a Montecarlo”, per la regia di Giulio Paradisi. Dal film è tratto il singolo Fantasia/Travelin’ Soul. Belle le immagini finali riprese al primo Festival pop di Caracalla.
Il 1971 è l’anno di “Caronte”, secondo album dei Trip, che affonda ancora di più sul sound progressivo, col pretesto del concept dedicato al celebre traghettatore dell’inferno dantesco.
Le tastiere di Vescovi sono più che mai in evidenza e si passa dall’hard rock prog di “Two brothers” alla struggente e pomposa “L’ultima ora e ode a Jimi Hendrix”, dove Vescovi e Gray danno una vera lezione di stile. Dall’album viene estratto il singolo orecchiabile “Little Janie” insieme all’inedita “Believe in yourself”. L’attività dal vivo diviene intensa, è questo il periodo del celebre Viareggio Pop, festival tra i capostipti dei grandi raduni giovanili.
E’ il canto del cigno della prima formazione della band, Billy Gray esce e inciderà un album solista con influenze blues, mentre dopo un breve momento in cui la formazione comprende Vescovi/Andersen/Sinnone, anche quest’ultimo esce e la line up si consolida con l’ingresso di Furio Chirico alla batteria, col quale si crea da subito un ottimo feeling.. Frutto di questo cambiamento è “Atlantide”, il disco più minimale dei Trip, e nel contempo il più apprezzato e famoso del gruppo, una suite dedicata al leggendario continente, con un sound che unisce un inedito suono di organo e piano elettrico, alla ritmica incalzante e jazzata di Chirico, il tutto condito dal basso e voce di Andersen. Un disco con una copertina bellissima, apribile dal centro, dove si svela una strana mappa di Atlantide, grafica ad opera del mitico Up & Down Studio. Nelle prime copie dell’album era allegato anche un insolito 45 giri intervista, a scopo promozionale.
Nel ’73, dopo la scissione dalla Rca, arriva “Time of Change”, su etichetta Trident, ultimo album del gruppo, dove si fanno più marcate le ricerche sonore.
Il 1974 vede un nuovo cambio di formazione, dove per breve tempi i tamburi saranno affidati a Nunzio Favia, ma quest’anno rappresenta anche il momento in cui il gruppo sospende la propria attività per problemi del tutto logistici legati ad un brutto infortunio di Wegg, in un incidente automobilistico nel novembre del ’74, che lo rese immobile per parecchio tempo.
Effettivamente non ci sarà mai un comunicato di scioglimento ufficiale, bensì la band resterà seplicemente in stand-by… ed il 2010 è l’anno del ritorno sulle scene, riprendendo il “viaggio” da dove era stato interrotto… navigando verso nuovi orizzonti.

intervista a Joe Vescovi 1

intervista a Joe Vescovi 2